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In occasione del Salone del Mobile 2018, Luigi Caccia Dominioni (1913- 2016) torna protagonista nella sua amata Milano con una mostra all’Umanitaria promossa da B&B Italia per raccoglierne l’eredità culturale.

 

L’azienda ha infatti recentemente siglato un accordo di licenza per la produzione e distribuzione esclusiva di una selezione di suoi pezzi iconici originali, tra cui figurano alcuni dei prodotti più emblematici della storia italiana del design: la sedia Catilina (nelle versioni bassa, piccola, sgabello); le poltrone ABCD (con la sua estensione in divano), Toro (con la riduzione a pouf), Nonaro (con anche il divano e la sedia con braccioli), Chinotto; il pouf Cilindro; i tavoli e i tavolini Cavalletto, Fasce Cromate, Fascia specchiata; le lampade Lampada Poltrona, Base Ghisa, Monachella, Imbuto.

 

Nato a Milano il 7 dicembre 1913 nella bella casa di fronte alla basilica di S. Ambrogio che aveva segnato il suo esordio di architetto nella Milano del dopoguerra, Luigi Caccia Dominioni rappresentò, nella sua aristocratica maniera di uomo schivo e riservato, l’anima più autentica della Milano dall’operosità silenziosa, quella che considerava il lavoro un servizio civile, da compiersi in un impegno quotidiano fuori dai riflettori, tra la solitudine del tavolo da lavoro e l’organizzata confusione del cantiere: in mezzo cioè a muratori, artigiani e capomastri, che considerava i suoi complici compagni di strada. Un aristocratico dal cuore semplice e dall’ eleganza naturale, che con i suoi modi seppe trasformare il dialetto milanese in una lingua internazionale, comprensibile a tutti per la grazia di un linguaggio visivo e spaziale capace di apparire universale per l’eleganza delle sue soluzioni.

 

Caccia Dominioni si era laureato al Politecnico di Milano nel 1936, nel pieno fermento di una città che voleva essere moderna e confrontarsi con il resto dell’Europa, senza però perdere quell’ostinata e orgogliosa fiducia in una ideale milanesità che corrispondeva in fondo alla rivendicazione di un primato: e cioè di appartenere a un luogo specifico e a una cultura che mescolava in maniera naturale pragmatismo ed eleganza, interventi alla grande e alla piccola scala secondo una ininterrotta narratività dall’interno all’esterno dell’architettura.

 

Se Milano cominciò ad essere la capitale del design, lo si deve proprio ad architetti come Caccia Dominioni o Gio Ponti che avevano presto intuito che la futura arte industriale altro non era - nella sua più intima essenza - che il risultato di un disegno attento e senza pregiudizi alle cose d’uso quotidiano. Non a caso fu proprio Ponti tra i primi a riconoscerlo come futuro maestro di stile: uno stile inedito e che proprio per questo poteva definirsi solo come “stile di Caccia”. Caccia Dominioni - scrisse Ponti - non arreda le case, ma “interpreta ed esprime il personaggio”, conferendo “un valore (di ambiente e di spazio) alla sequenza dei vani”.

 

Quando il design era ancora un’ipotesi non fondata su una vera realtà industriale, Caccia ne intuì la natura poliedrica ed unitaria al tempo stesso, non riducendolo a semplice progettazione di oggetti e di arredi, ma mettendone in luce le potenzialità di ispiratore di comportamenti. Sedie e poltrone, come Catilina, ad esempio, o Chinotto, con la loro struttura e le loro proporzioni, consentono di coniugare il comfort della rilassatezza con la compostezza della posizione, a dimostrazione del valore quasi didattico dell’arredo come suggeritore di comportamenti virtuosi.

 

Punto di partenza, infatti, non è mai stata l’astratta formulazione del disegno utile, ma l’esigenza personale di dare risposte a delle richieste di qualità dentro spazi domestici destinati a dare dignità

alla vita borghese in una città che si avviava a diventare epicentro del miracolo italiano. Come scrisse in un acuto commento Pier Carlo Santini, l’architettura “civile” di Caccia trovava “consensi a misura che il pubblico può pensare alla casa ideale in termini di aspirazioni realizzabili”.

 

Si comprende dunque come sia proprio il valore di quest’approccio al progetto che l’iniziativa di B&B Italia intende preservare e diffondere: la vasta produzione che ha accompagnato l’avventura progettuale dell’architetto Caccia Dominioni è infatti un patrimonio che ha assunto le caratteristiche dei classici moderni e B&B Italia intende preservarne la trasmissione con un omaggio che ha il significato di ricordare l’architetto ma anche la sua attualità.

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